Convento Santa Maria, Claro

La chiesa di Santa Maria Assunta e il monastero delle Benedettine fanno parte del complesso monastico situato su uno sperone roccioso sopra il borgo di Claro e facilmente individuabile dal fondovalle.
Il monastero, fondato nel 1490, fu ampliato e trasformato a più riprese. La chiesa di santa Maria Assunta, di antica fondazione, fu ampliata nel 1684. Al suo interno tre altari neoclassici e pitture murali della fine del XV secolo, tra cui una Madonna in trono con santi, un'Adorazione dei Magi, san Giorgio.
Di particolare interesse artistico la Pietà, gruppo scultoreo in legno di tiglio dorato e dipinto, situato in un altare laterale. Di provenienza nordica, la scultura risale al XV-XVI secolo; aureola e spade sono state probabilmente aggiunte in epoca barocca.

Cinque secoli di storia

Fu il 13 maggio del 1490 che le prime suore del monastero di Claro nominarono, la presenza di due canonici ordinari del Duomo di Milano, la loro prima Madre Abbadessa. Suor Scolastica de' Vicemali. Cinque giorni prima i canonici del Duomo che erano allora conti delle te valli ambrosiane, avevano ufficializzato l'erezione sul monte sopra Claro del Monastero, con dignità abbaziale. Un manoscritto del Seicento conservato nell'archivio del Convento racconta che Suor Scolastica era una mnaca del Monastero di San Quirico a Milano. Di facoltosa famiglia milnese, Suor Scolastica era stata contagiata dalla lebbra: una donna di Blenio reidente a Milano le aveva suggerito di recarsi a chiedere la guarigione della Chiesa dedicata alla Madonna che dal 1300 sorgeva sopra Claro. La monaca ci andô, guarì e ricevette l'ispirazione a creare lassù un convento. Leggenda o storia vera? Difficile oggi appurarlo. E' certo che il Monastero fu eretto grazie all'autorizzazione dei canonici milanesi e che la prima Abbadessa fu milanese. Da quell'avvio in poi la Chiesa milanese fu empre molto legata al piccolo convento di Claro: molti gli arcivescovi ambrosiani che vennero di perona al monastero, tr cui San Carlo Borromeo e suo cugino, il cardinal Federigo. In moltissime occasioni i Vescovi milanesi mandarono anche aiuti concreti, in danaro e in doni, alle suore benedetine. La storia del Monastero crebbe accanto alla storia della piccola cmunità di Claro, in una corrispondenza di attenzione reciproca. La vita di clausura non impedì che le monache condividessero le vicende della comunità civile, che con le suore intrecciô rapporti di conoscenza e di affetto, dando e ricevendo anche, in circostanze varie, aiuti concreti. Il Monastero diventô una cittadella laboriosa, un microcosmo di civiltà. Le suore, fedeli all'esortazione di San Benedetto, pregavano e operavano: lavorvano la terra, allevavano animali, ricamavano, cotruivano. Il Monastero diventô anche un luogo originale di educazione: non soltanto perchè un'ala del convento era destinata alle novizie, che lassù crescevano la loro vocazione, ma anche perchê le suore ospitarono una scuola seguita da regazze del Bellinzonese e, nei secoli della denominazione svizzera, anceh provenienti da Uri (a lungo l'educazione impartita al Convento fu in italiano e in tedesco). Le vicende della grande storia sfiorano anceh il piccolo Monastero di Claro. Il 13 maggio del 1799 il Monastero corrre un grave pericolo: a rivoluzione francese in espansione, il generale Ney tenta di insediare il proprio quartier generale nel convento e di espellere le suore; la fermezza e l'abile e cordiale dissuasione della Madre Badessa e delle consorelle eviteranno la confisca. Poi nell'Ottocento, la politica di ostilità, di incameramento e di soppressione dei conventi arriverà a decidere la chiusura anche di quello di Claro; ma anche qui, per un soffio, la dispersione delle monache viene evitata. Alla fine dell'Ottocento l'epidemia di influenza che imperversa in Europa contagia anche il convento: in una settimana muoiono la Badessa e cinque monache; ma la vita claustrale continua a tener teso il filo della ininterrotta presenza benedettina sul monte di Claro oggi garantito dalle suore di Rossano.

L'opera di restauro e valorizzazione degli anni 90

Il Monastero di Santa Maria assunta sopra  Claro vive da oltre cinquecento anni e contiua a vigilare, dal piccolo promotorio in mezzo ai castagni, sui villaggi della Riviera e sulla via delle genti che attraversa l'Europa. Per cinque secoli, ininterrotamente, lassû le suore hanno continuato a scandire la loro vita spirituale e laboriosa secondo la Regola di San Benedetto. Per la popolazione di Claro e della regione della Riviera e del Bellinzonese, la macchia chiara del convento sulla montagna è una presenza di affetto, una tradizione per l'occhio e anche per il cuore. Il Monastero di Claro è dunque un monumento che appartiene in qualche modo alla nostra comunità ed è un monumento vivo, è la dimora di una presenza che permane. Gli edifici che sorgono attorno alla bella chiesa ed al chiostro suggestivo sono stati riorganizzati e accuratamente restaurati. Pur nell'umiltà essenziale della vita claustrale , le suore necessitano di un minimo di vivibilità semplice e rigorosa per poter svolgere la loro opera, che è di preghiera e meditazione ma anche lavoro prezioso nei ristrutturati laboratori dove le monache svolgono la loro apprezzatissima attività di ricamo di parametri sacri e di restauro di libri antichi, alla produzine agricola (frutta, ortaggi, uova, mile) fino ai prelibati biscotti che ogni visitatore puô comperare, bussando alla porta sempre accogliente del convento.